Cuore nero di Silvia Avallone

Silvia Avallone ha un dono innato : quello della scrittura. Classe 1984 , già nel 2010 al suo esordio con "Acciaio" ci ha regalato un romanzo indimenticabile e  pluripremiato. 
Oggi con "Cuore Nero" sigilla il suo mestiere (Rizzoli, Febbraio 2024) 
Adoro Silvia Avallone perché è estremamente attuale, scava nell'intimo fino a farci riflettere, nulla è lasciato al caso ed immancabilmente arriviamo all'ultima pagina con il cuore accellerato.  

Con il suo stile graffiante ed impietoso ci trascina negli abissi della solitudine, dove i due protagonisti si ostinano a vivere, ognuno a modo suo, ognuno perso nel buio della propria coscienza.  
Il tema centrale che mi ha fatto sussultare e riflettere è che non sempre un percorso di riabilitazione significa redenzione : bisogna trovare il vero perdono in noi stessi, parlando direttamente al nostro cuore malato. 
Il cuore è nero quando si è conosciuto il male; per  Emilia  il cuore è nero perché  non c'è espiazione alla colpa commessa, per  Bruno  al contrario il cuore è nero perché  non esiste risarcimento al dolore subito. Entrambi trovano la stessa soluzione per rimanere vivi : scomparire nella solitudine  dell'invisibilità. 

Trama senza spoiler.
Il paese  di Sassaia che domina la valle sottostante è praticamente disabitato quando Bruno ritorna ad abitarlo , almeno fino a quando una sera d'autunno si riaprono le finestre di una casa abbandonata di fronte : è lei,  Emilia una giovane ed estroversa trentenne comparsa dal nulla, apparentemente senza un passato, senza niente da raccontare . 
Le loro solitudini si incontrano, si studiano, si intrecciano fino ad abbracciarsi in una nuova vitalità che aprirà nuovi orizzonti... ma per uscire dal castigo che si sono autoinflitti devono fare necessariamente i conti con il loro passato e soprattutto con se stessi. Perdonare e perdonarsi per rinascere di nuovo. 

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