TRAMA
Harry Lesser è uno scrittore che lavora da 10 anni alla stesura del suo terzo libro e non vuole lasciare l'appartamento del suo palazzo fatiscente e disabitato di New York né di fronte ad uno sfratto esecutivo, né di fronte a consistenti somme di denaro. Il suo timore è perdere l'ispirazione e non riuscire a terminarlo. Tutto si complica quando abusivamente viene ad abitarci un altro scrittore, Willie Spearmint, un afroamericano che ha molto da raccontare ma non ha lo stile di Lesser. Sono due realtà diametralmente opposte che non riescono a convivere ma si attraggono. Trovare il gran finale diventerà la loro ossessione.
RECENSIONE
Pubblicato nel 1971 questo libro presenta i temi caldi del periodo post-sessantottino : il problema razziale (i protagonisti sono un ebreo e un afroamericano ), la speculazione edilizia (i vecchi palazzi fanno posto ai grattacieli), la rivoluzione sessuale ( i rapporti si innescano al di fuori di relazioni sentimentali), le droghe (l'uso della cannabis durante una festa passa come una tradizione comune) ma il perno di tutto il romanzo è la rivoluzione letteraria che si percepisce nei due modi diversi di scrivere e che innesca rivalità e attrazione tra i due antagonisti. Lesser è uno scrittore capace di dare una forma elegante, uno stile puramente letterario con il quale tratta il tema dell'amore pure senza averne alcuna esperienza; Spear ha la vita da raccontare fatta di violenza, crudeltà, piena di azione e l'affronta senza alcuno stile se non la sua stessa asprezza, aprendo un nuovo modo di scrivere. Sono due contrafforti che si ammirano vicendevolmente ma che non possono miscelarsi, per cui entrambi cercheranno ossessivamente il finale adeguato. La tragedia racchiusa in questo emblematico finale rappresenta la demolizione di ogni fondamento a cui non può sottrarsi neanche l'Arte.
Perché lo metto sullo scaffale
Bernard Malamud in un breve romanzo fa incontrare lo strascico del sessantottismo con l'avanguardia della rivoluzione sociale degli anni 70.
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