Vincitrice premio Campiello 2017. L'arminuta si legge tutto di un fiato perché è travolgente, con uno stile schietto, scritto dal punto di vista di una tredicenne a cui non manca acutezza e sensibilità; ma c'è anche tanto dolore , tanta resistenza in lei che non possiamo abbandonarla dentro le pagine mute del libro e quindi la si accompagna fino all'ultima pagina con commozione. È la storia di un abbandono, anzi un doppio abbandono, prima della mamma naturale poi della mamma che l'ha cresciuta fino ai 13 anni. È la storia di una doppia realtà, quella della ricchezza, della cultura, dell'estetica ma anche della povertà, la fame, l'indigenza, la sottocultura. È la storia di un amore indifeso, quello di una figlia, che dovrà imparare ad accettare ogni contesto senza dover condannare nessuno, perché non è una colpa vivere in un ambiente piuttosto che un altro . Darà il meglio di se per adattarsi a vivere una vita migliore.
Perché lo metto sullo scaffale
La forza di una donna, mamma o figlia, è avere la consapevolezza di un legame imprescindibile e trovare la forza dentro se stessi per abbattere ogni limite.
TRAMA
L'arminuta è in dialetto abruzzese "la ritornata", perché la giovane protagonista ritorna al suo paese natio a 13 anni, dove l'aspetta la sua famiglia d'origine di cui lei non sapeva neanche l'esistenza. Fino a quel momento credeva di essere figlia naturale di una coppia amorevole ed agiata che nulla le aveva fatto mancare. Invece si ritrova catapultata in una famiglia di estranei, per cui rappresenta solo una bocca in più da sfamare .
Non conosce i motivi di questo doppio abbandono (prima della mamma naturale poi della mamma che l'ha tenuta in custodia), e seppure tra stenti e mortificazioni, non rinuncerà a scoprire i perché e non si abbandonerà mai ad un destino che sembra segnato.
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